30 luglio 2012

Magellanica: terra fantasma e dolore per i luoghi lontani

Qualche giorno fa ho imparato una parola nuova. La parola, se volessimo trovarne una che possa descrivere il marasma interiore che porto con me.

La parola in questione è una parola tedesca e ci sono arrivata per quelle vie traverse fatte di pomeriggi e serate annoiate in cui ti metti a cercare qualcosa sulla rete e finisce che passi la notte in un ballo di passaggi google/wikipedia/wikiquote/immagini/blog di altri - questo comportamento dovrebbe essere classificato come una malattia, a volte riesco a riprendermi dal ballo della ricerca, altre è troppo tardi per poter spuntare qualche voce dalla lista delle cose da fare. Senza divagare oltre, che come si sa è la mia specialità, se fosse uno sport olimpico avrei accumulato medaglie da quando ho proferito le prime parole, riprendiamo dalla parola che ho imparato.

In realtà io non cercavo quella parola, ero intenta in una ricerca su Singapore e non so come sono finita a fare una ricerca sul giramondo, il viaggio, l'essere zingaro nell'animo, irrequieto.
Una ricerca su quello che sento, su quello che sono, sull'irrefrenabile voglia di vedere, sentire, poter toccare, avere memoria di ogni posto di cui ho letto o di cui ho sentito parlare.
La ricerca aveva preso una piega strana fino a quando non mi sono imbattuta nella parola Wanderlust. 
Secondo l' Oxford Dictionaries Online:


Wanderlust is a strong desire for or impulse to wander or travel and explore the world.


Leggendo queste poche parole, ho pensato è lei LA parola che cercavo, come sapete la mia impulsività non poteva non farla da padrona e mi sono ritrovata sognante a pensare quale posto più di ogni altro avrei voluto visitare, con chi, quando, magari avrei potuto organizzare un viaggio, magari due giorni non sarebbero bastati e così per strade di pensieri lunghe fino all'eternità.

Ripresa dal viaggio mentale, ho continuato a leggere e più leggevo più mi rendevo conto che non era wanderlust la mia parola (che è una parola inglese di origine tedesca), la mia parola è la parola tedesca: Fernweh.

Letteralmente questa parola significa: an ache for distant places.

Cara celeste nostalgia, ne più ne meno.

La mia mente contorta ha fatto uno strano giro e per me l'associazione non è stata alla nostalgia dei luoghi lontani intesi come la casa e gli affetti, per me è stata la nostalgia dei luoghi lontani che non abbiamo ancora visto, distanti dalla nostra portata ma non dal nostro desiderio di vedere, scoprire, provare.

Per alcuni non si può provare la nostalgia per i posti lontani/mai visti, è troppo triste come sentimento e non c'è ragione di provare tristezza per una cosa che non si è fatto ma che si potrebbe fare, anzi!

A me questa nostalgia per i posti lontani ha ricordato Baricco e Seta, in cui Hervé Joncour soffre uno strano dolore "Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai."

Il mio valzer di pensieri e associazioni si è concluso con una parola tedesca a cui ho associato un significato tutto mio e un libro, con profumi di Francia, parole giapponesi, viaggi pericolosi e sentimenti  contrastanti.






Magellanica
Petrus Bertius, Tabularum Geographicarum Contractarum (1616)








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